Sono sempre più affascinato dalle potenzialità del Web e mi accorgo che ormai si avvicina a grandi passi verso la generazione 2.0, una nuova piattaforma che avrà un profondo effetto sul modo di intendere Internet e interagire con esso.

Il concetto di Web 2.0 ha ultimamente assunto differenti significati, sopratutto se viene espresso da tecnici del settore. Nonostante il volume di commenti generato su blog e newsgroup dai nuovi sviluppi del Web, trovare una definizione univoca è praticamente impossibile.

Una cosa è comunque certa – la Rete come la conosciamo oggi, sta vivendo un vero e proprio terremoto, che la trasformerà in uno spazio informativo che avrà un grosso impatto sul modo in cui gestiamo e accediamo alle informazioni.

Il Web 2.0 viene da molti considerato come un nome in cerca di una tecnologia – secondo me si tratta più di una filosofia che di una innovazione tecnologica. Gli sviluppatori Web hanno cercato per molto tempo di catturare l’attenzione del grande pubblico. L’interattività è stata il segreto del successo di Internet.

L’adozione di tecnologie quali XML, JavaScript, RSS, API e altri metodi standard di interscambio dati, sta avendo un impatto rivoluzionario sulla libertà di informazione on-line.

Penso che un sito Web
non ha più successo in quanto offre le informazioni migliori, ma in quanto offre ai propri utenti il miglior sistema per interagire con essi.

Quel che è certo è che il Web 2.0 sta modificando profondamente il modo in cui le informazioni vengono gestite. Cooperazione e interazione sono due fattori chiave di questo nuovo modo di intendere il Web. Avere la possibilità di mettere on-line qualsiasi tipo di informazione e fare in modo che l’utenza possa non solo accedervi, ma anche apportare modifiche, costituisce il fulcro della filosofia Web 2.0.

Il Web 2.0 è una esperienza on-line in cui persone e informazioni diventano un insieme armonico, e ciò è reso possibile sia dallo sviluppo tecnologico che dal nostro cambio di prospettiva, intendendo con ciò l’allargamento della nostra visione da un Web fine solo a se stesso a una struttura sociale e più vicina all’uomo.

Ecco che in questo modo, un sito Web non sarà più realizzato da un unico autore, ma dai suoi stessi utenti e dall’uso che ne fanno.

Il sistema di tagging delle foto di Flickr è un esempio. Il cambiamento tecnologico fondamentale è stato rendere disponibili a tutti le proprie API (Application Programming Interface), e Google ad esempio consente tramite la propria API, di accedere al dalabase che alimenta Google Maps, e di metterle in correlazione con altre fonti dati acquisite tramite ulteriori API.

Ma allora, chi sta definendo il Web 2.0 e cosa implica tutto ciò per gli utenti?

Il Web 2.0 può essere visto come una manifestazione di Internet in quanto comunità. In effetti questo è quanto Tim Berners-Lee, l’inventore del Web, ha sempre pensato la Grande Rete dovesse essere, anche se la sua visione è andata persa con la folle “corsa all’oro” dell’e-commerce e della sua disatrosa caduta (crisi delle DOTCOM).

Il Web “semantico”, a mio parere, è un’estensione del Web attuale, in cui l’informazione ha un significato ben preciso in cui si facilita la cooperazione tra computer e persone – un Web che mette a disposizione di tutti gli strumenti per creare i propri contenuti e distribuirli a chiunque ne voglia usufruire.

Alcuni nomi di questo movimento sono già:

  • Flickr (servizio di blogging e archiviazione o-line di immagini)
  • Writely (dal Desktop al Webtop, il primo word processor on-line)
  • Box (archiviazione di file con accesso da tutto il mondo)
  • Backpackit (organizier personale)